Storia e splendori di un territorio in
pieno sviluppo
I Calvitto ad esempio, scalpellini di Pescopennataro,
dove si trovavano le cave da taglio rare invece nel
territorio, che dal 1600 alla metà del XIX sec. aprono
la strada ad una vera folla di loro compaesani, organari
di Poggio Sannita (Caccavone) come i d'Onofrio
o Agnone, da cui campanari Marinelli
talvolta in competizione con Fasoli di Chieti.
Artigiani e piccoli maestri, oggi dimenticati, ma che si
trovano sempre dietro alla molte architetture della
chiesa di S. Maria Assunta di Celenza sul
TRigno, al S. Giovanni di Carunchio, Roccaspinalveti,
Guilmi, Monteodorisio e che a loro volta
sono espressione di una scuola di più ampio respiro che
aveva avuto premesse in Lanciano, poi
reinterpretate nel riassemblato e tardivo portale di S.
Giusta a Tufillo, o Napoli da cui
provengono tipi funerari superstiti nella cosiddetta
tomba Pignatelli a Celenza.
Né vanno dimenticate forme di artigianato parallele ad
alta tecnologia degli armieri Conti di Carunchio
o degli orologiai Ottaviano di Gissi tra
XVIII e XIX sec. affiancate a vocazioni più dirette che
derivano dalla necessità di trasformare prodottti
locali:e dunque industria pastaria, frantoi e
numerosissimi impianti per la lavorazione dei panni,
dopo la trasformazione in gualchiere degli ex molini
feudali, o domestici di canapa, lino e lana che oggi
costituiscono purtroppo un altro degli aspetti in genere
ridotti a pura archeologia del territorio.
Non esiste, quindi, a voler solo cercare di capire,
ancor prima di visitare, il vastese una chiave di
lettura univoca perché, così come in tutta la sua
storia è stato multiforme, multiformi restano i
possibili indirizzi di accesso di cui abbiamo solo messo
sommariamente in evidenza alcuni. |