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Storia e splendori di un territorio in pieno sviluppo

Questa disposizione orografica è la vera ragione profonda che spiega la natura degli insediamenti:non vi è infatti rilievo, per quanto piccolo, che non fosse stato occupato da una spesso fittissima rete di posti di guardia, avvistamenti, torri isolate, fattorie fortificate fino ai più grandi castelli e tutti legati tra loro da un sistema di collegamenti triangolari che rendevano allertabile l'intero territorio in tempi brevissimi, considerato come la più significativa via di penetrazione all' interno fossero state, e restano tutt'ora con le fondovalli, le golene fluviali.

Oggi delle strutture minori rimane la sola documentazione archivistica, come la torre di Cretonne a Torrebruna, ma di castelli e ville rustiche resta invece traccia notevole in quelli di Carpineto Sinello, che fu per ultimo dei Bassi che hanno dato l'arcivescovo Saverio di Chieti, di Montazzoli, già dei Sangro e infine dei Franceschelli, per la Valle del Sinello su cui affaccia anche il palazzo fortificato dei Cauli di Policorvo, e di Palmoli dei Gagliati sulla Valle del Treste, o dei Piccirilli a Guardiabruna che guarda il Trigno, per citare solo i più grandi.

Esisteva però anche un altrettanto fitto sistema di passi trasversali e transcollinari che collegava queste vie naturali longitudinali tra loro come quello che da Monteacuto e la Peschiola di Gissi, nei cui pressi esisteva una localizzazione gerosolimitana, risaliva al passo potenziato da Carlo d'Angiò di Montesorbo tra Guilmi e Liscia per poi, superata la Valle del Treste, ridiscendere verso la succitata Torre della Fara di Celenza sul Trigno.
 
 
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