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Storia e splendori di un territorio in pieno sviluppo

Né va dimenticato quanto i risi dei della Fazia di Dogliola, coltivati lungo le aree golenali del fiume Trigno, e ancora di più l'altissimo pregio raggiunto dalle specie selezionate di maiali allevati dal barone Cauli a Casalanguida, che con quelli del marchese del Vasto d'Avalos erano rinomati nel regno, fossero indice nel 1835 di una differenziata capacità produttiva che, attingendo ad una tradizione secolare, valutava lo sfruttamento del territorio su attenti equilibri tra agricoltura e zootecnica.

Che così fosse appare ancora oggi in uno degli aspetti forse più interessanti del territorio e cioè nella permanenza in vaste aree, soprattutto della zona intermedia, della ripartizione antica in pascolo-bosco-coltivo che determina un paesaggio certo antropizzato ma fondato su un equilibrio paesaggistico solido in cui tratti a bosco, di solito farnie, s'alternano a pascoli xerieri e coltivi a vigneto e rotativi.

E non è un caso che questi equilibri siano sostanzialmente integri, costituendo un autentico documento di archeologia del paesaggio, nella fascia mediana, perché quella più occidentale e l'orientale erano state interessate al passaggio del tratturo maggiore (Amiternum-Tavoliere) che superava il Trigno a Pietrafracida non lontano da Lentella e di quello minore Ateleta-Biferno che superava lo stesso fiume sotto Celenza sul Trigno, dove oggi insiste la medioevale Torre della Fara, in prossimità del monastero benedettino di S. Maria del Canneto.
 
 
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